.

POLITICA
12 ottobre 2010
Difendere la pace e la democrazia?

La morte non ha senso. Di fronte alla sua irriducibile insensatezza anche la vita perderebbe significato. Per questo gran parte delle costruzioni culturali dell'uomo (alcuni studiosi ritengono addirittura tutte) scaturiscono dalla necessità di superare o di esorcizzare questo buco nero in cui la vita è destinata a piombare svuotandosi di significato. L'esempio più chiaro è rappresentato dalle religioni, nelle quali dando un senso alla morte se ne attribuisce, di conseguenza, uno alla vita. Mentre risulta meno ovvio, ma non per questo meno appropriato, capire come attraverso le arti, la filosofia, la scienza, la musica, l'uomo in realtà tenti proprio di fuggire l'idea della morte.
In questi giorni una Nazione intera si trova, quasi con le spalle al muro, di fronte all'assurdo. In Afghanistan ne sono morti altri 4. In Afghanistan continuano a morire uomini italiani.  Lì muoiono anche Americani, Europei, Afghani. Ed allora si rincorrono dichiarazioni del tipo: "sono degli eroi, che hanno sacrificato la loro vita per nobili ideali". Ma queste parole rischiano soltanto di tradire l'angoscia della coscienza di chi le fa, un'angoscia che nasce dalla consapevolezza che ci sono persone che fanno ciò che chi fa queste dichiarazioni non farebbe mai, magari perchè sono meno privilegiate. E che per questo muoiono anche. 
In quella che, piu sensatamente e crudelmente, è la realtà uno dei soldati uccisi, pochi giorni prima della sua morte, aveva scritto: < mi sono rotto dell'Afghanistan, non ci capisco nulla, che ci stiamo a fare?>.
In un'intervista a Repubblica il ministro degli Esteri Frattini ha detto: < Con umiltà voglio dire alle famiglie dei nostri soldati: ogni giorno l'Afghanistan è la priorità di ogni nostra azione in politica estera. I loro figli, martiri, fratelli non sono morti perchè spediti a giocare inutilmente alla guerra in un deserto sperduto. Difendono un'idea di civiltà e di politica che vuole rafforzare pace e democrazia.>  Malgrado lo sforzo retorico io credo che difficilmente le famiglie dei nostri soldati capiranno e ne rimarranno convinti. Non capiranno perchè la Storia è piena di sangue e di bare di soldati e civili morti durante "missioni" promosse dagli stessi "Stati democratici" che ora sono in Afghanistan e di cui non si è capito bene il motivo. Sempre quando si è provato a spiegarlo, perchè in molti casi queste "missioni" erano più semplicente segrete. E quando si è provato a spiegarlo non serve andare lontano, basta considerare la "missione irachena" per rendersi conto che questi "Stati democratici" avevano spiegato ai propri cittadini i motivi per cui bisognava andarci raccontando delle emerite balle.
E rimanendo in un territorio più angusto, nella nostra Repubblica visto che è il ministro della nostra Repubblica a parlare, non si capisce nemmeno a quale idea di civiltà e di politica estera si riferisce Frattini. Non si capisce assistendo o anche soltando leggendo le cronache delle spettacolari visite di Gheddafi a Roma. Oppure scoprendo che barche piene di disperati, magari con diritto d'asilo, vengono rispedite al mittente, sapendo che in questo modo li si manderà a morire nel deserto o, a chissà se sopravvivere, nelle poco accoglienti carceri libiche.
E non si capisce nemmeno di quale idea di civiltà e di politica parli Frattini in un governo che a partire dai suoi più alti rappresentanti dà prova di analfabetismo costutuzionale per cui rimane solo il dubbio se la Costituzione non si conosca o se ci si ritenga al di sopra di essa. Nè aiuta a capirlo quando si sentono esponenti del governo cianciare di Padania e maltrattare i simboli repubblicani. Nè aiutano a capirlo i giornali del Presidente del Consiglio quando vengono usati come le "squadre fasciste" usavano manganelli ed olio di ricino.
Mi perdoni ministro Frattini, ma non si capisce. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. afghanistan guerra soldati frattini

permalink | inviato da retrologos il 12/10/2010 alle 10:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
30 settembre 2010
Un discorso che è volato alto

Avranno mille difetti gli accoliti dell'unico Presidente che ha vinto 5 Coppe dei Campioni, ma di certo non "tradiscono". L'avevano detto che il discorso di ieri sarebbe volalto alto e così è stato. Berlusconi è volato su vette iraggiungibili, sulle ali della fantasia. Le parole spese in tema di crisi economica, di lavoro, di scuola, di ricerca hanno dato carne e ossa addirittura a un mito sessantottino: la fantasia al Potere. Tanto che ho avuto chiaro perchè Pietrangelo Buttafuoco, uno scrittore che non ho mai letto, in una trasmissione televisiva ebbe a dichiarare che nessuno di noi aveva capito che Berlusconi, in realtà, fosse di sinistra.
Eppure non è stato il solito Berlusconi. La gravità e la pericolosità della situazione non glielo permettevano. Si è dovuto frenare. Per questo ha evitato rumorosamente di citare, tra i successi del suo governo, la gloria di cui si è ricoperto sulla questione dei rifiuti a Napoli e tra i terremootati dell'Aquila. Ha evitato in pratica di montare sopra al cavallo di battaglia cavalcato per due anni interi. La situazione è per lui  tanto grave e pericolosa che anche lui ha sfoggiato un insospettabile senso del pudore e della vergogna. Anche perchè forse tutte le sue cartucce le aveva sparate nominando la Salerno- Reggio Calabria e parlando anche di Campania e Abruzzo, con i suoi toni consueti, avrà temuto che magari le risate l'avrebbero seppellito.
Ha parlato anche di Sud, troppo secondo gli amici della Lega che non hanno nascosto strisciante malumore e insofferenza. Il guaio però è che, mentre il Nord della Lega (oramai nota entità metafisica) un pò si scontenta, il Sud di certo non si rassicura a risentir parlare di Ponte sullo Stretto, di treni e trenini in costruzione, oltre che della famigerata Salerno-Reggio Calabria. A Noi Sud forse basta, ma Noi Sud è tutto dire e in "tutto" sono 4.
Si capisce, insomma, perchè, a caldo, il segretario Bersani aveva definito incommentabile il "discorso che è volato alto". Restano solo da raccontare gli attimi d'ilarità quando il premier ha rivendicato "la sua indole bonaria". Io, per la verità, da quest'ironia mi dissocio. Perchè che Silvio Berlusconi sia una persona buona, eccezionale, magari magnifica, io in fondo lo credo. Quello che non capisco è perchè si ostini a volersi cimentare in una cosa al di fuori della sua portata, delle sue prerogative oltre che della sua indole e in cui si è dimostrato inadatto e incapace da più di un decennio. Checchè ne dicano i suoi teleutenti nel segreto delle urne.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. crisi di governo discorso premier

permalink | inviato da retrologos il 30/9/2010 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
12 settembre 2010
Se per un ministro le zone disagiate sono un cancro

La Calabria e la Campania sono povere. In Calabria e in Campania ci sono ampie sacche di degrado che non è solo economico, ma diventa sociale, civile. Nelle altre parti d'Italia, dove più dove meno, le cose vanno meglio. Chi governa questo Paese avrebbe, per definizione, la responsabilità e il dovere di occuparsi innanzitutto di ciò che non funziona. La "questione meridionale" è una mostruosità oramai archeologica in cui la nostra Repubblica è impigliata da più di un secolo. Finalmente un ministro illuminato di questo governo illuminato pare aver trovato la soluzione. Ha individuato e circoscritto il problema in modo brillante, riconoscendo la Calabria e le province di Napoli e Caserta come il cancro del Paese di cui lui è ministro. Il cancro, ovviamente, non lascia altra scelta che non sia annientarlo, distruggerlo, prima che si espanda, permettendo così alla parte sana di continuare a vivere. Infatti il ministro Brunetta ha cominciato così la sua ennesima performance: <Se non avessimo la Calabria e la Campania...>. 
Non certo è servito a cambiare la sostanza e il senso l'aver aggiunto, in un disperato tentativo di non oltrepassare i limiti della decenza: < o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese>. In tutto il discorso e, cosa ben più grave, in tutta la proposta politica di questo governo scombinato non si sente un'idea, non si sente una preoccupazione rivolta a queste zone. Ci si limita ad indicare un indefinito e incompreso "federalismo" come la pozione magica con cui tutto si risolverà. 
Ma, soprattutto, la sostanza del discorso di Brunetta non si sposta da debelliamo Calabria e buona parte della Campania come si fa con il cancro quando le parole del ministro raccontano i giorni vissuti dal governo a Napoli: <La città era vuota. Qualcuno agli angoli delle strade ci faceva il segno con il dito (e fa il gesto del dito medio alzato)... Mi ricordo il freddo morale psicologico ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite>.  In questa superficiale generalizzazione in cui a simbolo dei campani e dei calabresi viene eletto qualcuno che alza il dito medio vi è una condanna senza speranza.  Una condanna senza soluzione. Tra l'altro dimenticando che nel governo vi è chi, anche recentemente, ha dimostrato di non disdegnare affatto queste estrosità comunicative. Eppure il dito medio di Bossi l'abbiamo visto tutti  rivolto ai giornalisti che chiedevano delle elezioni anticipate qualche settimana fa.  Queste parole lasciano unicamente sospettare che, caduto Bassolino ed essendo finite sia la Calabria che la Campania nelle mani del centrodestra, si volesse trovare in fretta un capro espiatorio.
D'ora in poi, mentre le regioni sottosviluppate d'Italia continueranno ad essere lasciate essere la fogna d'Italia, la colpa sarà di chi ci vive. Testualmente: < di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite>. E il ministro, nel frattempo, resterà a guardare, impegnato a  portare  in Tv  i fogli con su scriite le cifre dei giorni di malattia di cui hanno usufruito i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sud campania calabria brunetta

permalink | inviato da retrologos il 12/9/2010 alle 10:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
6 settembre 2010
La Campania e il peggior nemico del mondo

Angelo Vassallo aveva detto: “Siamo un punto di riferimento per tutte le località turistiche d’Italia. E’ un risultato che ci rende orgogliosi: spesso si parla della Campania in maniera non lusinghiera. Noi siamo l’esempio vivente di come l’impegno possa rendere questa regione la più bella d’Italia".  Acciaroli è un piccolo borgo sulla costa cilentana, nella provincia di Salerno. Ad Acciaroli c'è il mare, dicono, più pulito di tutta l'Italia. Ad Acciaroli si sente il profumo del mare, del profumo della camorra, invece, nemmeno l'ombra. Eppure Angelo Vassallo, il sindaco che in molti identificano come il simbolo della conquista dell'inattesa quanto benefica fama cui è assurto da qualche anno questo borgo, è stato trucidato questa notte dalla camorra. Ora sarà il tempo delle indagini e dei chiarimenti che in questi casi solitamente rischiano di non arrivare mai. Quello che è già chiaro è che l'ha ucciso la camorra. Quella camorra che, pure, ad Acciaroli non si sente. Non si odora, come detto prima. Giureremmo sul fatto che non c'è. E invece la camorra, proprio lì,  la notte scorsa ha  trucidato il sindaco e ha colpito con uno schiaffone in faccia la speranza. Molti hanno commentato proprio così: hanno ucciso un sogno.
Perchè l'hanno fatto? Nell'attesa chissà quanto vana che le indagini lo chiariscano, che le indagini scoperchino gli interessi economici che la buona e retta amministrazione di Vassallo magari minacciavano rode una domanda. Perchè questi assassini si mostrano al mondo per quelli che sono soprattutto per soldi ma non solo. E allora rode sapere quali sono le altre motivazioni. Quelle che "uccidono la speranza". 
 Qualcuno può pensare che è un messaggio chiarissimo della camorra alle amministrazioni di questa parte della provincia salernitana. Del tipo: "guardate che comandiamo noi anche qui. Sì abbiamo i nostri interessi come tutti voi già sapete, ma guai a chi ce li tocca. Sennò questa sarà la nostra risposta anche da queste parti. Non siete immuni". Ripensando però ancora a quelle parole di Vassallo: " Noi siamo l’esempio vivente di come l’impegno possa rendere questa regione la più bella d’Italia", viene la spinta a pensare che alla camorra dia fastidio proprio questo. Che ci siano esempi viventi di come la Campania possa essere diversa. Per questo li si ammazza.  E allora si capisce cos'è la camorra. E allora si capisce quanto è vitale non arrendersi. Non  permettergli di uccidere la speranza. Combattendo questa gente con tutti i mezzi a propria disposizione. Proprio come, probabilmente, ha fatto Angelo Vassallo. Nella speranza di non esser lasciati soli.

POLITICA
3 aprile 2010
Verità elettorali

Quasi una settimana dopo la battaglia campale è sicuramente possibile pervenire a giudizi definitivi. Il dato di partenza a cui ogni riflessione post-elettorale è costretta ad ancorarsi è che una larghissima parte degli elettori ha preferito tenersi fuori. Il messaggio che quasi il 40% degli elettori ha inteso mandare con estrema chiarezza è di non ritenere minimamente importante, nè di proprio interesse, che dalle urne fosse uscito un vincitore piuttosto che un altro. Probabilmente in questo loro clamoroso disinteresse ha influito proprio il fatto che tutto era stato rappresentato come una battaglia campale tra Berlusconi e  i suoi integerrimi nemici. Magari se si fosse data maggiore e  convincente rappresentazione di un'elezione in cui si sarebbe dovuto scegliere tra progetti e uomini diversi, atti a governare la propria Regione, gli astenuti sarebbero stati sicuramente di meno. E sarebbe stato anche sintomo di un avvicinamento della classe politica tutta al mondo  "reale", con contemporaneo allontanamento da una becera realtà virtuale. Ad ogni modo quelli che hanno votato hanno confermato che oggi l'Italia è un Paese che si esprime maggiormente come berlusconiano piuttosto che come anti-berlusconiano. Rispetto alle ultime elezioni il "berlusconismo" ha avuto sì una leggera battuta d'arresto, ma l'anti-berlusconismo non ha avuto un pari, quindi anch'esso leggero, avanzamento. L'avanzamento ce l'ha avuto eccome la Lega e quest'avanzamento comincia a sembrare progressivo e inarrestabile, visto anche il risultato delle Elezioni precedenti. Su questi giudizi definitivi c'è un acccordo molto largo e diffuso. Molto meno larghe e diffuse risultano altre rifllessioni, sebbene il dato elettorale le solleciti con forza. Queste riflessioni, visto che le hanno fatte in pochi, le facciamo su questo blog, separandole ed enucleandole una ad una:
1) Oltre all'Elezioni Regionali si sono tenuti le Amministrative in varie parti d'Italia. In questo punto 1 analizziamo il risultato delle Provinciali dell'Aquila. La vittoria del candidato di centrodestra ha fatto partire immediata e galoppante la ri-santificazione di Bertolaso. Secondo questo schema di pensiero, il voto avrebbe sancito lo sbugiardamento e la relativa ignominia per chi ha posto dei rilievi critici riguardo la gestione post-terremoto e soprattutto per gli aguzzini di Bertolaso che hanno osato biasimare lo scandaloso sottobosco che è emerso dalle intercettazioni che hanno spedito in galera un buon numero di persone che hanno lavorato con la Protezione Civile di Bertolaso e che la Protezione Civile di Bertolaso ha fatto lavorare. Ebbene questo schema di pensiero è assolutamente privo di fondamento. Prima perchè le intercettazioni e i relativi scandali ed ipotesi di reato riguardavano in larga parte ciò che è successo alla Maddalena in Sardegna. Quindi far dipendere l'eventuale gloriosa riabilitazione di Bertolaso rispetto agli scandali della Maddalena, dal risultato elettorale della provincia dell'Aquila, mi pare illogico. Riguardo poi alle critiche, alle rimostranze e alle manifestazioni dei cittadini aquilani circa la gestione del post terremoto, va segnalato che nella città dell'Aquila la Pezzopane ha ottenuto una maggioranza piuttosto larga. E siccome chi ha protestato per l'idea della New Town, chi avrebbe voluto una diversa riqualificazione del centro storico, chi lamenta il cumulo di macerie che ancora mortifica l'Aquila vive, abita e vota ad Aquila "città" la logica conseguenza è che Del Corvo è il nuovo Presidente dell'Aquila, ma le elezioni non hanno sancito per nulla lo sbugiardamento e l'ignominia di chi ha criticato e continua a criticare la gestione del post-terremoto.
2) Sempre in tema di Elezioni Amministrative, si è votato anche per il Comune di Venezia e per quello di Lecco. A Venezia si presentava come candidato sindaco uno degli uomini di punta del Governo Berlusconi. Il ministro Brunetta si autoproclama il ministro più amato e che gode di maggior consenso. Larga parte dei commentatori glielo riconoscono. Ebbene il ministro Brunetta a Venezia si è buscato una sonora sconfitta. Sdegnato, ha attribuito alla Lega la colpa dell'insuccesso. Eppure a Lecco correva per la carica di sindaco il vice-ministro Castelli. Il quale. oltre ad essere vice-ministro, è anche un uomo di punto della Lega. Fatto sta che è tornato a Roma con le pive nel sacco anche il vice-ministro Castelli. Questa doppia batosta fa abbastanza traballare l'idea che queste elezioni abbiano sancito il trionfo del governo nazionale e delle sue politiche. Hanno sancito che l'Italia è più berlusconiana che anti-berlusconiana, magari, ma che gli elettori apprezzino e acclamino convintamente l'operato del Governo non risulta agli atti.
3) Veneto, Lombardia e Piemonte sono tre regioni densamente popolate e tra le più ricche in Italia. Vincere in queste regioni significa di certo qualcosa in più che vincere in Basilicata e nelle Marche. Tuttavia anche Toscana ed Emilia Romagna sono regioni che non si distanziano molto dalle caratteristiche di Piemonte, Lombardia e Veneto. Vincere in queste due regioni ha valore non molto diverso. Dire che sono regioni rosse vale poco. Altrimenti si potrebbe dire che la Lombardia è una regione azzurra e il Veneto è una regione verde. Sono attribuzioni cromatiche che lasciano il tempo che trovano.
4) L'eccezionale affermazione di Vendola in Puglia e la contemporanea sconitta, seppur risicatissima, della Bresso in Piemonte dimostra che il centro-sinistra non ha bisogno dell'Udc. Questo schieramento e quel partito rappresentano idealità ed elettorati profondamente diversi. Provare a metterli insieme, in una sorta di operazione politica geneticamente modificata, non mi pare una buona idea.
5) Il risultato dei grillini, oltre a rappresentare la vera novità di queste Elezioni, dimostra a mio avviso dove a finire elettoralmente il consenso e il credito popolare di cui godono Santoro e Travaglio. Un pò meno ne vanno a finire nell'Italia dei Valori.

POLITICA
24 marzo 2010
L'uomo del futuro

 Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Anzi, scendono in campo. Il premier è partito lancia in resta per l’ennesima campagna elettorale scoppiettante. Stretto nella morsa tra toghe rosse, giornalisti appecoronati sulla sinistra, una sinistra illiberale e che sa solo odiare, ha deciso di reagire. Contro i nemici della democrazia non ha avuto altra scelta che trasformare le elezioni in una sorta di referendum tra chi è con lui e chi è contro di lui. Il solito grande, invincibile combattente. Il solito maestro di comunicazione. Soprattutto: il solito. Oramai, infatti, termini e concetti non c’è manco più bisogno di leggerli e ascoltarli, tanto si conoscono a memoria. E non c’è manco necessità di avere una buona memoria, visto che sono circa 18 anni che ci rimbombano nelle orecchie ossessivamente. Va segnalato lo sforzo di provare ad ammantarli con qualcosa di nuovo. Per esempio 18 anni fa chi era con lui non apparteneva ancora al Partito dell’Amore mentre chi era contro di lui al Partito dell’Odio. Ora sì. A dirla tutta, dalla “originaria” discesa in campo, va registrato un non poco significativo cambio di rotta. In quella prima stratosferica campagna elettorale Di Pietro e i suoi colleghi erano quasi degli eroi. Avevano abbattuto un sistema marcio che strangolava l’Italia. Addirittura a Di Pietro era stato offerto un posto da ministro. Poi è bastato il primo avviso di garanzia e tutto è cambiato. Si era ancora nel '94. Da quella fatidica data, ad ogni avviso di garanzia o contestazione giudiziaria, riparte vorticosamente la stessa filastrocca. Nell’esaltazione tipica del combattente sul campo di battaglia, nel turbinio dei soliti concetti, ieri è partito anche il solito insulto. Ne ha fatto le spese la governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso. La signora “ è sempre di cattivo umore perché ogni mattina quando si mette davanti allo specchio per truccarsi, vede la sua faccia e si rovina la giornata”. Un classico del repertorio. Talmente classico che qualche settimana fa ad un sedicente giornalista, nel corso della raccapricciante conferenza stampa sulla vicenda della lista Pdl a Roma, Berlusconi aveva detto: “ Capisco perché è così nervoso. Ogni mattina quando si mette davanti allo specchio per pettinarsi vede la sua faccia e si rovina la giornata”. Un vero e proprio cavallo di battaglia. Eppure, il sedicente giornalista era completamente calvo. Poco importa. Manco negli insulti, insomma, vi è un po’ di fantasia. Pur di ripetere la stessa, solita frase si arriva addirittura a pretendere che un uomo calvo si pettini.
Andranno come andranno queste elezioni. Un uomo che risulta così robotico e ripetitivo anche negli insulti mi pare abbia già fatto troppo a lungo il bello e il cattivo tempo in questo Paese. Nella speranza che questo Paese e le forze di opposizione ce l’abbiano, almeno loro, la forza e la voglia di guardare al futuro.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi elezioni mercedes bresso

permalink | inviato da retrologos il 24/3/2010 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
22 marzo 2010
Yes, really we can

Uno slogan semplice e diretto che pareva provenire da un ameno spogliatoio di una squadra di basket universitaria. Una di quelle squadre improbabili, su cui nessuno scommetitore avveduto punterebbe un dollaro, ma che poi riescono a trovare la proprio anima di gruppo proprio nel loro essere squadra, e da quest'acquisizione trovano la forza per ottenere la vittoria. Insomma una di quelle squadre che abbiamo visto raccontate in tanti, abbastanza uguali e banalotti, films americani. Eppure da questo slogan semplice e diretto era nato ed aveva attraversato il mondo un imponente afflato, in grado di scuotere un pò questo vecchio, stanco pianeta. Un afflato che risvegliava speranze che sembravano irrimediabilmente affievolite. "Se un nero può diventare Presidente degli Stati Uniti d'America, allora questo mondo davvero può cambiare" si sono dette  persone in ogni parte del Mondo. Un'iniezione di fiducia che, per quanto ingenua, non poteva essere che benedetta in quest'epoca di disfattismo e di disimpegno forzati e indotti da fallimenti ideali e da cattiva politica. A distanza di un anno e mezzo quest'afflato e quest'iniezione di fiducia parevano già esauriti. L'immagine di Obama e di tutta l'impeccabile e affascinante "famiglia presidenziale"  rischiavano di prendere la forma di plastica che è propria di tanti miti farlocchi del nostro tempo. Stanotte abbiamo avuto la prova che non era così. Quell'energia e quello spirito che hanno spinto Obama verso la Casa Bianca non erano una fascinazione colletiva illusoria e, addirittura, un pò truffaldina. Quell'energia e quello spirito hanno la forza per trasformarsi in politica, per tradursi in realtà.
Rimando all' articolo di Federico Rampini pubblicato on line su Repubblica.it che spiega con chiarezza, in modo sintetico ed esauriente, i contenuti sostanziali della Riforma che è stata votata dalla Camera degli Stati Uniti d'America questa notte. Il link è questo 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. riforma sanitaria obama rampini

permalink | inviato da retrologos il 22/3/2010 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
19 marzo 2010
Live! Ascolti record al primo colpo

Ricordo che al momento della sua uscita, sono passati circa due anni, questo film creò qualche tema di riflessione e riempì qualche pagina dei giornali. Per chi non l'avesse distinto nel magma mediatico quotidiano e non sapesse di cosa parlo, ne faccio un rapido schizzo. La protagonista è la latina Eva Mendes, nei panni di una straripante donna in carriera. La sua carriera è realizzare programmi televisivi. La sua missione, invece, è riuscire a mandare in onda un programma che distrugga tutti i record di share. Si tratta di una missione perchè la nostra Eva se ne sente investita con la potenza e l'ineluttabilità di un disegno divino. Si sente la donna del destino. Lo strumento attraverso cui questo destino si deve compiere viene da lei individuato, senza il minimo ragionevole dubbio direbbero nei tribunali americani, in uno show rivoluzionario dalla durata di mezz'ora. Si tratta di selezionare sei persone e di offrire loro cinque milioni di euro a testa. Uno di loro però non vincerà niente, anzi perderà qualcosa di "abbastanza" definitivo. Lo show, infatti, consiste nel porgere in mano ad ogni concorrente una pistola con un proiettile infilatovi dentro, affinchè se la possano puntare in fronte e spararsi. L'ordine con cui potranno tentare di spararsi in fronte è determinato da un sorteggio, al di sopra di ogni sospetto, che avviene in diretta in studio. Quindi si procede a far girare il tamburo e in ordine di sorteggio i concorrenti  premono il grilletto finchè uno di loro non avrà la sfortuna di beccarsi il proiettile nel cervello e perdere così sia la vita sia i 5 milioni di euro.
 Il film sta andando in onda in questi giorni sui canali cinema di Sky. Dopo 15 minuti dall'inizio sorge spontanea una domanda che vi angustierà fino alla fine del film. Ma gli autori del film sono davvero deficienti o fanno solo finta? Il culmine del grottesco si raggiunge quando l'avvocato dell'emittente nel perorare  la causa dello show, che qualcuno ovviamente vorrebbe fermare, si abbarbica in modo grave ed appassionato ad un diritto a suo dire fondante della democrazia americana: la libertà di parola. Non scherzo, testuali parole "libertà di parola". Mantenendo qualche piccola speranza che si tratti di traduzione difettosa da parte dei produttori italiani, io ancora non sono riuscito a capire cosa c'entri la libertà di parola con la libertà di spararsi in fronte. Ad ogni modo, se l'obiettivo del regista e degli sceneggiatori era lasciare negli spettatori una sensazione desolante e disperante della televisione e della realtà contemporanea, bisogna dire che quest'obiettivo è perfettamente raggiunto. Un'ora e mezza di visione di questo film davvero ci convince che la televisione è quasi come la bomba atomica. In più, vista la qualità del film, ci convince che anche il cinema versa in cattive condizioni. La chiusa perfetta a tutto ciò mi pare l'abbia fornita la politologa Sofia Ventura ieri sera a Otto e Mezzo. Viviamo in una realtà ben strana, diceva la politologa ieri sera, in cui l'unico discrimine esistenziale è rappresentato dalla speranza di raggiungere il successo contro la frustazione di essere emarginati e sconosciuti. Che poi qualunque cosa pur di non sentirsi emarginati e sconosciuti, va bene.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. live televisione successo audience

permalink | inviato da retrologos il 19/3/2010 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
17 marzo 2010
Una montagna di balle

Alla vigilia del ritorno di Berlusconi in Campania ripropongo questo post scritto circa un mese e mezzo fa. Il premier pare sia un pò preoccupato che il riapparire della spazzatura e il deja vù imbarazzante dei cassonetti dati alla fiamme nei giorni scorsi in pieno centro, possa sporcare "l'impatto elettorale" della sua visita. Magari favorendo qualche scena di contestazione nei suoi confronti. In calce al post vi è un link che indirizza alla prima parte di un documentario che di sicuro nè la tv pubblica nè quella privata vi faranno vedere. Come specificato nel post è passato su un canale invisibile ai più e perfettamente sconosciuto. Eppure, come si legge nel post, questo documentario offre straordinari motivi d'interesse. Rimando  alla visione i lettori che ancora non l'avessero fatto, ricordando che il link in calce al post indirizza alla prima delle dieci parti in cui, su youtube, è suddiviso. 

Su un canale della piattaforma Sky, posizionato alla pagina 130 e dal nome "current", in questi giorni sta andando in onda il documentario "Una montagna di balle". La versione integrale di questo documentario è disponibile anche online, per esempio sul popolarissimo youtube.com.
Il tema che viene affrontato è la famosa questione dei rifiuti in Campania. Ora nessuno ne parla più, ma in passato è stato il cavallo di battaglia di politici e operatori dell'informazione. Il silenzio e il buio che, improvvisamente, hanno avvolto tutto lasciano presagire che ora tutto sia risolto, tutto vada bene e tutto sia perfetto. Consiglio vivamente a chi legge così come a chi, casualmente, passa per questo blog di rintracciare questo documentario e di guardarlo. Perchè, prima e ora, molte verità imbarazzanti ci vengono taciute. Questo documentario ci aiuta a scoprirle. Questo documentario ci aiuta a capire come sia stato possibile che la Campania abbia vissuto cicliche crisi ed emergenze rifiuti, per quale motivo e per colpa di chi. E, soprattutto, questo documentario ci aiuta a capire come per salvaguardare gli interessi di pochi e i soldi di pochissimi vengano negati i diritti dei cittadini e venga tranquillamente, con una semplice alzata di spalle, messa in pericolo la loro vita.
Una montagna di balle    


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. emergenza rifiuti campania

permalink | inviato da retrologos il 17/3/2010 alle 11:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
15 marzo 2010
Il tg di governo

Il direttore del Tg1 rivendica fieramente il suo diritto a parlare al telefono con il Presidente del Consiglio. Io non glielo voglio togliere. A me preoccupa la frequenza. Da quello che è emerso, la frequenza di queste telefonate mi inquieta. Poi mi interessa se in queste telefonate il "direttorissimo" rassicurasse il Presidente del Consiglio su quello che poi effettivamente diceva nei celeberrimi editoriali.
Si fa un gran cianciare di servizio pubblico, di rispetto per i cittadini, per gli elettori e per la democrazia. Si ripete ossessivamente la stessa solfa sulle cose che sulla rete pubblica non potrebbero e non dovrebbero andare in onda. Ammorbano in tanti su questo tema e con questo argomento, quasi tutti giornalisti inequivocabilmente schierati col centrodestra. Intanto su Rai Uno va in onda il Tg di governo.
Non mi meraviglierei se qualcuno avesse il coraggio di sostenere che è tutto normale e va tutto bene. Io invece ritengo normale che circa 80 anni fa andasse in onda un certo tipo di Radio Giornale. Erano tempi, diciamo, un pò particolari. Oggi, con tutto lo sforzo possibile, un Tg di governo su Rai uno non lo riesco a concepire.  Forse pur io sono uno di quelli che vuole Minzolini muto?  Gli voglio togliere la libertà? No. Sono sono solo uno che vorrebbe  un direttore del Tg1 indipendente dal Presidente del Consiglio. Ma forse chiedo troppo 

sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 7682 volte




IL CANNOCCHIALE